Care cittadine, cari cittadini, cari ospiti
buonasera e benvenuti alla nostra Festa Nazionale nel Comune di Tresa!
Guardandovi questa sera vedo molto più delle persone riunite per celebrare la Festa nazionale. Vedo i volti di chi ogni giorno costruisce la nostra comunità.
Vedo famiglie, giovani, anziani, volontari, imprenditori, politici e collaboratori comunali, rappresentanti delle associazioni e cittadini che, con il loro impegno quotidiano, contribuiscono a rendere vivo il nostro Comune.
È proprio questa comunità che oggi celebriamo insieme alla nostra Svizzera.
Il 1° agosto ci ricorda il valore di un patto nato più di sette secoli fa tra comunità che decisero di unire le proprie forze per affrontare insieme le sfide del loro tempo. Non scelsero la strada più semplice, ma quella della collaborazione, della responsabilità condivisa e della fiducia reciproca.
Sono valori che hanno accompagnato la Svizzera lungo la sua storia e che continuano a rappresentare la base della nostra convivenza.
Anche oggi viviamo in un tempo di profondi cambiamenti. Cambiano le nostre abitudini, il mondo del lavoro, la mobilità, la tecnologia, i bisogni delle famiglie e delle comunità locali.
Di fronte al cambiamento è naturale provare qualche timore. Ma se guardiamo alla storia del nostro Paese, scopriamo che i momenti di maggiore crescita sono spesso nati proprio dalla capacità di affrontare il cambiamento con coraggio e lungimiranza.
Il cambiamento non deve essere considerato una minaccia. Deve essere visto come un’opportunità per migliorare, innovare e costruire nuove prospettive.
La Svizzera è diventata ciò che è oggi proprio perché ha saputo adattarsi alle sfide del proprio tempo senza perdere la propria identità. E anche noi, come comunità locale, siamo chiamati a fare lo stesso.
Accanto alle grandi trasformazioni economiche e tecnologiche, vi è però una sfida più silenziosa e meno visibile: la crescente solitudine che attraversa la nostra società.
Viviamo in un mondo sempre più connesso e, paradossalmente, spesso più distante. Abbiamo a disposizione strumenti che ci permettono di comunicare in ogni istante, ma rischiamo talvolta di perdere il valore dell’incontro, dell’ascolto e della vicinanza umana.
Una comunità non si misura soltanto attraverso le sue infrastrutture o i suoi servizi. Si misura soprattutto attraverso la qualità delle relazioni tra le persone.
Si misura nella disponibilità ad ascoltare chi è in difficoltà, nel tempo dedicato agli altri, nella capacità di costruire occasioni di incontro tra generazioni diverse e nel senso di appartenenza che riusciamo a coltivare.
Per questo motivo oggi più che mai abbiamo bisogno di cittadini attivi.
Abbiamo bisogno di persone che partecipino alla vita pubblica e politica, che mettano a disposizione idee, competenze e tempo. Persone che scelgano di impegnarsi nelle istituzioni, nelle associazioni, nel volontariato, nella cultura, nello sport o semplicemente nel prendersi cura del proprio vicino.
Una comunità forte non è quella che delega tutto alle istituzioni. È quella nella quale ciascuno comprende di essere parte della soluzione e non soltanto spettatore delle sfide che si presentano.
Anche le istituzioni sono chiamate a fare la loro parte.
Negli ultimi anni assistiamo a una crescente pressione sulle finanze pubbliche. I Comuni si trovano confrontati con compiti sempre più numerosi, mentre le risorse a disposizione tendono a diminuire.
Questa realtà ci impone di utilizzare ogni franco pubblico con attenzione, responsabilità e lungimiranza.
Non significa rinunciare ad avere una visione. Significa invece saper individuare le priorità, distinguere ciò che è utile da ciò che è essenziale e investire laddove il beneficio per la collettività è maggiore.
La sostenibilità finanziaria non è soltanto una questione contabile. È un atto di responsabilità verso chi verrà dopo di noi. È la volontà di consegnare alle future generazioni un Comune solido, capace di continuare a offrire opportunità e qualità di vita.
Vi è poi una sfida che riguarda da vicino anche il nostro Comune e molte altre realtà del nostro Cantone: quella demografica.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una progressiva diminuzione delle nascite e a una riduzione del numero di bambini e giovani presenti sul nostro territorio. Non si tratta semplicemente di numeri. Si tratta del futuro della nostra comunità.
Meno famiglie, meno bambini e meno giovani significano meno vitalità, meno opportunità di incontro, meno prospettive di sviluppo per il nostro territorio.
Di fronte a questa realtà possiamo limitarci a subirne le conseguenze oppure scegliere di reagire con determinazione e lungimiranza.
Io credo che dobbiamo scegliere la seconda strada.
Investire nelle famiglie e nei giovani significa investire nel futuro di tutti. Significa creare le condizioni affinché le persone possano scegliere di vivere, lavorare e costruire il proprio progetto di vita nel nostro Comune.
Significa favorire la conciliazione tra famiglia e lavoro, sostenere servizi adeguati, creare spazi di incontro e offrire alle nuove generazioni opportunità di crescita e di sviluppo.
Sono obiettivi che richiedono coraggio, impegno e risorse. Ma sono anche investimenti che producono valore ben oltre il loro costo, perché contribuiscono a costruire una comunità più forte, attrattiva e coesa.
Prima di concludere, concedetemi una nota più leggera.
Quest’estate milioni di persone hanno seguito con passione i Mondiali di calcio. Anche noi svizzeri abbiamo vissuto emozioni intense e condiviso momenti di entusiasmo e orgoglio.
La nostra Nazionale ha rappresentato il Paese con impegno, qualità e spirito di squadra, portando nel mondo un’immagine positiva della Svizzera. A giocatori, staff tecnico e a tutti coloro che hanno contribuito a questo percorso desidero rivolgere un sincero ringraziamento.
E come non ricordare il nostro Presidente della Confederazione Guy Parmelin che, con il suo ormai iconico cappellino della Nazionale, ha saputo conquistare la simpatia di tanti cittadini? Un gesto semplice, spontaneo, ma capace di trasmettere vicinanza e di condividere l’orgoglio di un intero Paese.
In quei giorni abbiamo visto persone di età, lingue e sensibilità diverse tifare insieme sotto la stessa bandiera. Abbiamo riscoperto quanto sia bello sentirsi parte di una comunità più grande.
Nel calcio come nella vita di una comunità, nessuna partita si vince da soli. Servono impegno, fiducia reciproca e la capacità di lavorare insieme per un obiettivo comune.
In fondo, il messaggio del 1° agosto è proprio questo.
Una comunità cresce quando affronta insieme le sfide del proprio tempo. Quando non si lascia paralizzare dalle paure. Quando coltiva la fiducia reciproca e comprende che il bene comune non appartiene a qualcun altro, ma è responsabilità di tutti.
Con questo spirito guardiamo al futuro con realismo, ma anche con fiducia.
Continuiamo a costruire un Comune di Tresa capace di accogliere il cambiamento, di rafforzare i legami tra le persone e di offrire opportunità alle nuove generazioni.
Continuiamo a lavorare affinché il nostro Comune sia sempre più un Comune per le famiglie, un luogo dove i giovani possano crescere, dove gli anziani possano sentirsi parte integrante della comunità e dove ciascuno possa trovare il proprio spazio per vivere, partecipare e costruire il proprio futuro.
È questa la migliore eredità che possiamo lasciare a chi verrà dopo di noi.
Vi ringrazio per la vostra presenza, per il vostro impegno e per il contributo che ogni giorno offrite alla nostra comunità.
Ringrazio
l’Associazione Smorza Set per l’ottima organizzazione di questa serata e la Musica Concordia che ci allieta e ci allieterà con la sua musica. Grazie!
Un applauso per la cucina, per tutti gli aiutanti e per i musicanti!
Auguro a tutti una splendida Festa nazionale.
Viva il Comune di Tresa, viva il Canton Ticino e viva la Svizzera!